Impatto sulla biodiversità

© Diego M. Garces / WWF

La varietà biologica di specie ed ecosistemi è sempre più sottoposta alle pressioni esercitate dalla specie umana, dai suoi livelli di consumo e dall’aumento della popolazione mondiale. L’inquinamento, l’urbanizzazione, le pratiche di deforestazione ed in generale l’intervento umano esercitano mai come oggi un impatto fortissimo sulle specie e sull’ambiente, tanto da aver messo a rischio la sopravvivenza di un gran numero di piante e animali, insieme a fondamentali “servizi” della natura come l’impollinazione e la rigenerazione del suolo o la fornitura delle risorse idriche.

Il declino della biodiversità è il risultato anche della cattiva gestione dei settori agricolo e zootecnico, forestale e ittico, che contribuiscono alla distruzione o alterazione degli habitat naturali e sono causa dei processi di estinzione delle specie viventi.

Dal 1900 ad oggi infatti circa il 75% della diversità genetica delle colture è andata persa, proprio a causa dell’adozione da parte degli agricoltori di varietà ad alto rendimento e del successivo abbandono delle numerose varietà locali meno produttive. Per quanto riguarda gli animali da reddito la situazione è ancora peggiore: il 30% delle razze domestiche è a rischio di estinzione e vengono perse 6 razze ogni mese.

Lo scopo del WWF è fermare il degrado del pianeta e costruire un mondo in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

Cause della perdita di agro-biodiversità

Durante gli ultimi 100 anni, si è verificata un'enorme perdita della diversità genetica nell'ambito delle "specie alimentari principali". Centinaia di migliaia di varietà tradizionali eterogenee di piante, coltivate e sviluppate dai contadini attraverso tante generazioni, sono state sostituite con un numero ridotto di varietà commerciali moderne ed estremamente uniformi. Le cause della perdita di agro-biodiversità vanno ricercate nelle scelte di agricoltori e allevatori tese a prediligere le monocolture e l’allevamento di poche specie con il fine ultimo di favorire le grandi produzioni, e nello scarso interesse del mercato verso i prodotti di varietà o razze ‘antiche’. Secondo gli studi condotti dalla FAO, la maggior parte dei Paesi dipendono dai raccolti che provengono dall’estero per più del 90% del proprio fabbisogno alimentare. Nel caso specifico dell’Italia, la dipendenza dalla diversità genetica che proviene dall’estero per le colture più importanti, è tra il 71 e l'81%.

Agro biodiversità: importanza e crescente erosione

La diversità biologica di specie addomesticate, vegetali e animali, rappresenta un sottoinsieme della biodiversità e prende il nome di agro-biodiversità. L’agro-biodiversità è il risultato del lavoro di addomesticazione, adattamento e conservazione che generazioni di agricoltori hanno realizzato fin dagli inizi dell'agricoltura, 12.000 anni fa, e presenta per questo caratteristiche diverse dalla biodiversità selvatica. La prima fondamentale caratteristica è che l’agro-biodiversità è una risorsa essenziale per soddisfare un bisogno primario della specie umana: l'alimentazione. Nonostante la sua importanza vitale per la sopravvivenza umana, secondo la FAO, il tasso di biodiversità “domestica” continua a diminuire a livello mondiale per effetto della sostituzione delle razze autoctone con le razze cosiddette cosmopolite, decisamente più standardizzate ed adatte a favorire le elevate produzioni da destinare al commercio. Si tende così a trascurare quella diversità genetica locale che fornirebbe invece ad agricoltori e allevatori la “materia prima” fondamentale per il lungo processo di selezione di nuove colture e razze produttive, resistenti a determinati tipi di stress e adatte ai cambiamenti climatici ed ambientali in atto. La diversità genetica è pertanto una vera e propria “assicurazione” contro i problemi futuri e le minacce come le carestie, la siccità e le epidemie: maggiore è la varietà di specie e migliore è la strategia per rispondere ai cambiamenti del clima e dell’ambiente, alle malattie ed all’evoluzione della domanda dei consumatori. Oggi al contrario, la perdita di biodiversità, le monocolture e l’estinzione di specie stanno compromettendo i sistemi di produzione alimentare, incluse le conoscenze, le tipicità e le tradizioni tramandate dagli agricoltori da generazioni. Tutto ciò sarà causa della difficoltà di far fronte alla crescente domanda di cibo prevista per i prossimi 40 anni e dovuta all’aumento della popolazione di oltre 2 miliardi, secondo le recenti stime delle Nazioni Unite.