Consumo del suolo

© Michel Gunther / WWF-Canon

Perdita e degrado del suolo

La crescita economica ed il miglioramento del benessere raggiunti nelle scorse decadi, sono stati raggiunti a spese degli ecosistemi del Pianeta e della loro capacità di sostenere la vita. Nella nostra moderna civiltà altamente tecnologizzata è facile dimenticare che l’economia – e in realtà la nostra stessa esistenza – dipendono interamente dai sistemi naturali e dalle risorse del Pianeta.

Secondo la FAO, un quarto dei terreni mondiali è ad alto rischio di perdita di biodiversità e fortemente degradato, un altro 8% è moderatamente degradato, il 36% è stabile o leggermente degradato ed il 10% è classificato come “in miglioramento”. Le restanti quote della superficie agricola terrestre sono completamente brulle (il 18%) o coperte da bacini idrografici interni (circa il 2%).

Il numero di aree che hanno ormai quasi raggiunto i limiti della propria capacità produttiva sta aumentando rapidamente ed il degrado delle terre costituisce una minaccia per tutti i livelli di reddito: il 40% delle terre considerate degradate a livello mondiale si trova in zone con alti tassi di povertà, il 30% in aree con livelli di povertà moderati ed il 20% in aree a bassi livelli di povertà. Tra le cause di questo progressivo degrado vi sono pratiche agricole che facilitano l’erosione del suolo da parte di acqua e vento, la perdita di materiale organico, la compattazione del terreno in superficie, la salinizzazione e l’inquinamento del suolo e la perdita dei nutrienti. Tra le aree più colpite da perdita della qualità del suolo, seguita dalla perdita di biodiversità e dall’esaurimento delle risorse idriche, ci sono la costa occidentale delle Americhe, la regione mediterranea dell’Europa Meridionale e del Nord Africa e la regione del Sahel e del Corno d’Africa.

L’agricoltura e il degrado del suolo

Il degrado del suolo è uno dei problemi più seri che l'agricoltura moderna si trova ad affrontare. Se da un lato negli ultimi 50 anni si è registrato un notevole aumento della produzione mondiale, dall’altro in troppe occasioni tali miglioramenti sono stati accompagnati da pratiche di gestione delle risorse che hanno degradato gli ecosistemi terrestri e idrici dai quali la produzione alimentare stessa dipende. Ad oggi un numero elevato di ecosistemi è esposto al rischio di un progressivo deterioramento della loro capacità produttiva, a causa dell'effetto congiunto di un'eccessiva pressione demografica e di usi e pratiche agricole non sostenibili. Tra il 1961 e il 2009, la superficie mondiale coltivata si è estesa del 12%, ma l’intensificazione delle pratiche agricole ha fatto sì che la produzione agricola crescesse del 150%, con conseguente notevole aumento dei raccolti delle colture principali. La coltivazione intensiva, come la deforestazione finalizzata alla creazione di nuove terre coltivabili, sono pratiche dannose che contribuiscono alla desertificazione, alla perdita di biodiversità e l'esaurimento delle risorse idriche. L'allevamento di animali è un altro fattore che contribuisce in modo significativo all'erosione dei suoli. Quando un pascolo è sovra sfruttato, il bestiame con gli zoccoli compatta il suolo e strappa la vegetazione che tiene assieme il terreno, mentre nel caso di allevamento intensivo il suolo viene eroso perché le coltivazioni per la produzione di mangimi, necessarie a mantenere quest'industria, richiedono grandi estensioni di terreno coltivabile. Solo attraverso una gestione più sostenibile ed un miglioramento della produzione sarà possibile combattere l’insicurezza alimentare in maniera duratura.