L’agricoltura e la deforestazione

Gli ecosistemi forestali nel mondo coprono ad oggi il 31% della superficie terrestre, pari ad oltre 4 miliardi di ettari, e più della metà del totale si trova nelle cinque nazioni più ricche di foreste: Federazione Russa, Brasile, Canada, Stati Uniti e Cina. Ogni anno, durante quest’ultimo decennio, circa 13 milioni di ettari di foresta sono andati perduti o sono stati convertiti ad altri usi. Il cambio d’uso del suolo dovuto alla deforestazione a scopo agricolo possiede un ruolo importante nei cambiamenti climatici in atto, pesando per il 12% sulle emissioni globali.

Il più grande utilizzatore di suolo al mondo è il settore zootecnico, e il disboscamento delle foreste per convertire i terreni in pascoli rappresenta un serio problema ambientale. La produzione di alimenti di origine animale è nettamente sfavorevole anche in termini di superficie arabile richiesta per anno: per ogni kg di carne di manzo è necessario un terreno agricolo pari a circa 20 m2 (mentre per 1 kg di patate servono appena 0,2 m2). Non solo l’utilizzo del suolo, ma anche quello di tante altre risorse naturali collegate al settore alimentare hanno un forte impatto sull’ambiente, in particolare sulle foreste. Un esempio significativo è quello dell’olio di palma, importato anche in Italia. I danni ambientali collegati alla sua filiera produttiva sono moltissimi: deforestazione, perdita di habitat, degrado del suolo, inquinamento chimico delle acque e dispersione di pesticidi sino agli ecosistemi marini. L’importazione di olio di palma infatti richiede un consumo di 410 milioni di metri cubi di acqua, 2 milioni di tonnellate di CO2eq e 210 mila ettari di terreno l’anno, un’area grande quanto la provincia d’Ancona. La gran parte dell’olio di palma giunge nel nostro Paese da Indonesia (71%), Malesia (13%) e Tailandia (7%) e viene utilizzato per i biocarburanti (185 mila tonnellate), per i prodotti chimici organici (115 mila tonnellate), per le margarine (50 mila tonnellate) e circa 200 mila tonnellate complessive per prodotti il cui contenuto non è facilmente determinabile (cibi contenenti grassi vegetali, saponi e cosmetici). Una ‘zavorra ecologica’ in aumento se si considera che la produzione mondiale di olio di palma negli ultimi 30 anni è passata da 4,9 a 49 milioni di tonnellate e che rispetto al 2000 ci si aspetta una crescita della domanda del 100% nel 2020 e del 200% nel 2050, anche a causa degli investimenti dei produttori di biodiesel. Va rilevato tuttavia che il successo dell’olio di palma è anche dovuto all’altissima resa per massa vegetale di questa coltivazione: la produzione di oli alternativi infatti richiederebbe una superficie fino a nove volte superiore.